Ci preoccupiamo troppo o troppo poco dell’intelligenza artificiale? - Internazionale

Negli anni cinquanta i computer sono bestioni molto più ingombranti che intelligenti. Eppure, già allora il matematico inglese Alan Turing, parlando in un programma radiofonico della Bbc, propone la visione di un futuro in cui computer intelligenti superano “le nostre deboli forze” e prendono il controllo. Sembra null’altro che la suggestione distopica di una mente visionaria, anche perché, nei decenni successivi (di tutto ciò racconta un precedente articolo di questa serie), le prestazioni dei computer migliorano sì, ma lentamente e in ambiti ristretti, i finanziamenti sono ridotti e la maggior parte dei centri di ricerca si occupa d’altro.
Poi, nel 2012 succede qualcosa che cambia tutto il resto: con il deep learning basato su grandi reti neurali artificiali, rapidissimamente i computer diventano capaci non più solo di eseguire, ma anche di imparare. E diventano capaci perfino di imparare da soli: cioè senza supervisione umana.

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